Pietro Diodato nuovo presidente dell’Astir Spa.
giovedì, 31 marzo 2011
L’ex consigliere regionale del Pdl Pietro Diodato è stato nominato presidente dell’Astir Spa (già RECAM), società interamente partecipata al 100% del capitale sociale dalla Regione, specializzata nei servizi di recupero, pulizia e ripristino ambientale di siti territoriali da recuperare. La nomina è stata decretata dalla Regione.
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Che Caldoro e tutta la giunta di camorristi si vergonino.
Pietro Diodato, consigliere regionale del Pdl in Campania, resta al suo posto. Il Consiglio ha votato contro la sua possibile decadenza, nonostante la condanna a un anno e sei mesi di reclusione (con pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici) pronunciata nel gennaio del 2008 per aver, nel corso delle elezioni amministrative del 2001, costretto un intero plesso elettorale di Pianura a rimanere aperto oltre l’orario prestabilito (le 22), consentendo in questo modo ai suoi clientes di continuare a votare per fargli accumulare voti. Si tratta di una sentenza passata in giudicato, sebbene con pene (principale e accessoria) condizionalmente sospese.
Un episodio, quello di Pianura, gravissimo, che da solo basterebbe, in un contesto normale, a escludere ogni possibilità di ricandidatura. Ma evidentemente il contesto della politica campana non dev’essere troppo normale, se consideriamo che Diodato a distanza di nove anni da quel fatto è ancora un consigliere regionale, vale a dire un rappresentante della comunità campana, della quale dovrebbe curare gli interessi.
Adesso il Consiglio regionale lo “salva”, nonostante la richiesta contraria della Prefettura, lasciando in carica un personaggio molto controverso, noto non solo per quell’episodio, ma per altri probabilmente ancora più gravi. E menomale che, alla vigilia delle recenti regionali, Silvio Berlusconi aveva invitato il suo partito a presentare liste “pulite e trasparenti”, di gente senza precedenti con la giustizia, per evitare problemi e riabilitare il gruppo politico costellato di scandali (vedi caso Di Girolamo). Ma siamo in Italia, e che si candidi un politico con precedenti penali è, purtroppo, normale.
Tornando al nostro, c’è da dire che il curriculum di Diodato non è esattamente di quelli immacolati. Tanto per cominciare, il consigliere condannato due anni fa risiede a Minturno, dal 2006, e per questa ragione ha chiesto un rimborso di quasi 18 mila euro per “indennità di spese di viaggio”. Non si può entrare nel merito della realtà o meno delle spese sostenute dal consigliere per i suoi continui spostamenti, sebbene diversi siano stati in passato i casi di spese gonfiate per ottenere rimborsi altrettanto gonfiati. Ma restano due episodi quantomeno curiosi da rammentare concernenti i movimenti del consigliere.
Il 20 settembre 2007, nell’ambito di un’operazione condotta dai carabinieri per reprimere una presunta attività di spaccio di droga in via Trancia, Diodato era sul luogo, alle 5 del mattino, nonostante il blitz non fosse stato programmato in alcun modo dalle forze dell’ordine. Per quale ragione è difficile dirlo, ma si può mai credere che tutto fosse per caso? Stesso scenario qualche tempo dopo, sempre all’alba, in via dell’Avvenire, in un’altra operazione condotta in alcuni immobili occupati da immigrati, per sgominare un altro presunto traffico di stupefacenti. Per mesi il consigliere si è poi prodigato di diffondere volantini contro gli immigrati nel quartiere di Pianura, organizzando anche una raccolta firme. Dello spaccio degli immigrati, però, nessuna traccia. Soltanto qualche immigrato senza permesso di soggiorno. Che il vero scopo della caccia all’immigrato fosse lo sgombero per liberare l’area da adibire a megaparcheggio, come voluto dall’altro assessore Nugnes? Fatto sta che dopo quegli episodi fu organizzata una manifestazione antirazzista, e la cosa fu messa a tacere.
Non è tutto. Diodato è coinvolto in altri procedimenti, uno dei quali della D.D.A. che riguarda la prevista apertura della discarica di Contrada de’ Pisani a Pianura, nel gennaio 2008, individuata dal prefetto Pansa nell’ambito del decreto “Salvacampania”. L’ipotesi aveva scatenato una vera e propria rivolta degli abitanti della zona, esattamente come accaduto di recente a Terzigno.
Quella discarica risultava di proprietà di Elektrika Srl, ed è stata colpita da interdittiva antimafia per accertati legami coi clan dei casalesi. In primo piano nella vicenda il “socio occulto”, Giorgio Amabile (condannato per associazione a delinquere, danneggiamento ed estrosione dal Tribunale di Napoli), cugino di primo grado di Pietro Diodato, a sua volta socio accomandante della società “Competizione sport s.a.s.”, della quale la moglie di Amabile, Gaetana Volpe, era socia amministratrice.
Quando si aprì la concreta possibilità di aprire quella discarica, Diodato fu tra i più solerti nel convincere la cittadinanza di Pianura al sacrificio. Che vi fosse un interesse alla gestione non è stato ancora accertato, ma il legame di parentela tra Diodato e Amabile e la sponsorizzazione della discarica da parte del primo è stato considerato dalla Direzione Antimafia un rilevante indizio della compartecipazione di interessi politico-mafiosi, “soli in grado di spiegare la genesi della scelta di un sito nella titolarità di soggetti esplicitamente interdetti per i loro precedenti mafiosi”. “A tal riguardo – secondo la D.D.A. – giova evidenziare la posizione assunta dal suddetto consigliere regionale, il quale dapprima si esprimeva favorevolmente alla riapertura del sito, mutando successivamente opinione allorquando si conclamava che il provvedimento antimafia interdittivo, emesso nei confronti della società Elektrica, avrebbe probabilmente potuto determinare la mancata erogazione di alcun indennizzo o compenso per l’uso dell’invaso”.
Una condanna alla reclusione con accessoria interdizione dai pubblici uffici, una richiesta sostanziosa (e discutibile) di rimborsi per viaggi di lavoro, una stretta parentela con un pregiudicato e presunti legami per interessi economici con la malavita. Questo il curriculum di uno dei consiglieri regionali campani, che l’assemblea ha voluto mantenere in carica, nonostante tutto.