Procida. Quando il Vangelo diventa interessante anche per un non credente
venerdì, 29 ottobre 2010
Dopo il memorabile incontro della scorsa settimana col biblista Alberto Maggi, una riflessione di uno studioso di Storia del Cristianesimo.
di Gianni Romeo (ProcidaMia.it) - Ho potuto ascoltare anch’io – purtroppo solo martedì 19 – le riflessioni di Alberto Maggi sulla Parola di Dio, sulle incrostazioni che l’hanno stravolta, sui percorsi di fede e di libertà che possono scaturire dalla riscoperta del suo senso più autentico.
Ho avvertito anch’io nell’aria l’adrenalina cui accennava qualcuno dei presenti nei vari interventi succedutisi, i dubbi, le domande senza risposta che le parole insieme semplici e profonde di don Maggi avevano intercettato.
E ho fatto alcune riflessioni, che sintetizzo brevemente.
Sono un agnostico, in parole povere un non credente, ma da una vita mi interesso di storia del cristianesimo, in Europa, in Italia, anche a Procida. Non ne studio, è vero, gli scenari luminosi che balenano nello sguardo e nella voce di uomini di fede come Maggi, ma il lato buio, il frutto delle logiche di potere che hanno stravolto e stravolgono spesso la vita della Chiesa cattolica: l’intolleranza, la caccia alle streghe, l’ossessione del sesso e del peccato, il divieto e la paura di parlare di Dio e di religione.
Lo faccio, come tanti colleghi, convinto che la memoria storica serva, che se le cose brutte si dimenticano, ci ritornano addosso, come gli ultimi orribili anni ci stanno insegnando, anche nella civile e moderna Europa.
Ma respiriamo anche noi, quando possiamo parlare di religione con la R maiuscola, come è successo nell’incontro di martedì, per l’appunto.
E dispiace che ci siano sacerdoti e fedeli che reagiscono con fastidio, che preferiscono non vedere e non sentire.
Ho pensato alla studentessa che la settimana scorsa, dopo una normalissima lezione di storia sui rapporti tra confessori e inquisitori nell’Italia del Cinquecento, quasi in segreto mi ha domandato: ma Lei è ateo? È la prima volta che mi capita in oltre 35 anni di insegnamento…
Mi chiedo, e non credo di essere il solo: ma perché in questo paese è così difficile parlare tranquillamente, in chiesa e fuori, di fede, di morale, di storia e di vita religiosa?
Perché solo pochissime persone possono permettersi il lusso di discutere senza peli sulla lingua di cose così importanti?
Gianni Romeo
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