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Il papa, i papetti e il giocoliere


di don Paolo Farinella

Il 6 settembre il papa va in visita a Viterbo e chi lo riceve? Il Gentiluomo di sua Santità, il prosseneta Gianni Letta, sotto segretario alla presidenza del consiglio (cioè colui che governa veramente, lasciando l’altro a utilizzare prostitute e coca in giro per le sue ville e magioni. Il Letta si affretta a dire che i «rapporti tra governo e Vaticano non sono mai stati così eccellenti» Ora siamo tranquilli. Prosit! Alla faccia di Dino Boffo, alla faccia dei principi morali di cui in Vaticano sono soliti fare i gargarismi tre volte al giorno, prima dei pasti principali. La tattica di avvicinamento è in stato avanzato di realizzazione.

Il 26 settembre 2009, dopo una notte di trattative, il Vaticano e il governo concordano che il presidente del consiglio avrebbe salutato il papa in partenza per Praga, all’aeroporto di Ciampino. Tre minuti sono meno di uno sputo per terra, eppure capaci di accorciare una distanza di anni luce nei meandri del protocollo. Tre minuti, il tempo dalla macchina alla scaletta dell’aereo e una frase come un epitaffio su tutte le nefandezze di un uomo che senza chiedere scusa all’Italia e senza chiedere perdono per avere imbrattato etica e persone e istituzioni, piano, pianino, lemme lemme si sente dire dal papa: «Che gioia, rivederla, signor presidente!». Non ha detto: «Buon giorno!» Non ha detto quello che doveva dire: «Lei è un porco, vada a lavarsi, si purifichi e poi torni da me, ma prima dia le dimissioni». No, il papa ha detto «Che gioia!».

Due settimane dopo, il 7 ottobre 2009, il suo segretario di Stato, nelle stesse ore in cui la Consulta sbugiarda il corruttore, brigatista che attacca le Istituzioni democratiche, si fa vedere al suo fianco all’inaugurazione di una mostra oscena in cui si esalta l’incesto tra «potere e religione/grazia» e non batte ciglio di fronte all’affermazione stupida del giocoliere: «Manca il quadro di san Silvio». I due vanno a braccetto come due compari di mafia e … «tutta la va bene , madama la marchesa». Il segretario però trova il tempo di rispondere al sottoscritto per dirgli di stare buono e di non rompere più di tanto perché loro sanno come va il mondo, mentre il povero pretuccio, senza arte né parte, non ha in mano tutti gli elementi per valutare. Quindi stia zitto, preghi e non faccia politica, perché la politica è affare «istituzionale» come dice in falso bordone il Bagnasco e i cardinali sanno muoversi istituzionalmente. Ho chiesto che venisse pubblicata la mia risposta alle loro velate minacce, ma niente da fare: i cardinali sono come Minzolini perché i loro sudditi devono conoscere gli starnuti eminentissimi, ma non devono sapere a motivo di quale polvere starnazzano. Pazienza!

Vennero poi il 7-8 novembre 2009, i giorni dell’ùpupa. Il 7 sull’Osservatore Romano esce un articolo di Gianni Letta che è la prefazione al libro-documentario sui viaggi in Italia del papa: «Quando il primate d’Italia visita il suo Paese». Avete notato la finezza? Il papa è il «primate», titolo che lo stesso Benedetto XVI aveva abolito. Il «primate» visita «il suo Paese», cioè l’Italia. E’ la cessione dell’Italia ad un potere straniero perché il papa è re/monarca dello Stato del Vaticano. Sapevo teologicamente che il papa fosse il «vescovo di Roma», sapevo che in quanto tale è papa della Chiesa cattolica, non sapevo che l’Italia fosse anche «il suo» Paese.

Fino a questo punto siamo arrivati! Si cede l’intero Paese in comodato gratuito al papato pur di avere la benedizione e l’appoggio, nonostante tutto. A Berluskonijad interessa l’appoggio della chiesa del potere, il resto è zavorra che può essere buttata via. Ciò che conta è l’asse di ferro tra destra e clericali in un mercimonio indecoroso di «dare e avere», senza più alcun rispetto per ciò che è giusto o falso, lecito o illecito, morale o immorale. Mai come in questi tempi il fine giustifica i mezzi: il fine immediato di qualche risultato legislativo. Vittorie di Pirro, come la storia dimostra.

Il 9 novembre 2009, il Presidente della Cei, nella riunione annuale dei Vescovi, quest’anno convocata ad Assisi (nulla accade a caso): costoro vestiti come satrapi persiani, con anelli e collane scintillanti di fronte a San Francesco scalzo, povero e crocifisso con il suo Signore Crocifisso. Uno spettacolo. In questa occasione, Bagnasco implora i politici di deporre l’odio che fa franare il Paese e ancora una volta ha perso l’occasione per dire «l’attuale governo con in testa il suo presidente del consiglio, è la causa primaria del degrado civile del nostro Paese, perché semina l’odio, l’arroganza e la protervia del potere, minando dalla base le colonne portanti della “Casa Italia”. Il governo del Paese è finalizzato solo ai processi del presidente del consiglio, che invece invitiamo a dare l’esempio e a presentarsi al suo giudice e a dimostrare la sua innocenza, se può, secondo le regole di una democrazia di diritto e di fatto. Se non lo fa, non è degno di guidare il nostro popolo». Il presidente della Cei, non ha detto una parola che sia una sull’opposizione che si è data una nuova identità (ci credo poco, ma ammettiamolo), segno che per la Cei, l’opposizione in una democrazia decente non sia importante? Ai posteri l’ardua sentenza!

Mi ha detto un uccellino che nei primi mesi del prossimo anno 2010, il Vaticano sta organizzando una Conferenza Europea di capi di stato e/o di governo cattolici o i cui partiti si ispirano al cattolicesimo per sollecitarli a condizionare la Costituzione europea con le famose «radici cristiane». A questo colloquio, mi dicono [vendo quello che ho, ma non stento a credervi], saranno invitati anche Berlusconi, Casini, Mastella. Se la notizia fosse vera, e spero e prego di essere smentito, non saprei dire se piangere o ridere. Berlusconi come modello di cattolico integerrimo ce l’ho vedo proprio bene: lui così compunto, umile e aperto al bene degli altri, specialmente dei poveri e degli emarginati, può essere uno stimolo benefico per gli altri capi di Stato o di governo, notori lassisti, frequentatori di prostitute e relativisti recidivi. C’è poi Casini che ora è all’opposizione di Berlusconi, dopo averlo sostenuto per cinque anni e dopo avere firmato tutte le leggi immorali che ha fatto approvare per sé e per la sua azienda. Casini è più adatto ad una funzione di «tenutaria» che rappresentante cattolico ufficiale. Che dire di Mastella, il mitico Mastella che inzuppa corruzione, mafiosetta e acqua benedetta.

Con questi modelli etici e politici, esempi di altruismo e disinteresse, servi delle Istituzioni per le quali si farebbero squartare, come non stare al sicuro? Non ci resta che indire un referendum con cui:

1. Aboliamo il parlamento (che tanto non serve più)

2. Aboliamo il governo, la magistratura e la Suprema Corte che sono orpelli del passato.

3. Eleggiamo il papa di turno «re d’Italia» e il suo Bertone, segretario dell’italica gente.

4. Dichiariamo che il Vaticano resta Stato Sovrano e l’Italietta è annessa armi e bagagli.

5. Si pongano all’indice dei libri proibiti, ripristinato: la Costituzione e il Vangelo.

6. Per motu proprio si stabilisca che la corruzione è virtù, il bene comune è il male assoluto, il potere è la santità, la ricchezza malvagia e rapinatrice è la Provvidenza.

Solo così possiamo dare spazio ad un’era nuova, il terzo millennio del capovolgimento. Sì, ora ne sono sicuro: non ci sono più le stagioni e non c’è più religione. Amen.

(11 novembre 2009)

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