Procida. Proposta di linee programmatiche di base per la prossima campagna elettorale e la prossima consiliatura
martedì, 25 agosto 2009
Nell’arena politica degli ultimi giorni registriamo, e di seguito pubblichiamo, un documento d’intenti proposto da Franco Cerase e Peppino Capobianchi, rivolto alle forze politiche ed ai politici che intendono proporsi al giudizio popolare alle elezioni comunali programmate per la primavera del 2010.
“Cari amici,
Per costruire un edificio stabile sono necessarie fondamenta solide: per costruire una amministrazione sana è necessario gettare fondamenta solide: le fondamenta di una collettività moderna e veramente democratica sono i suoi cittadini. Questi devono essere con la C maiuscola, devono cioè possedere senso del dovere, educazione civica e senso solidaristico della comunità che sono premesse primarie per una gestione sana ed equa della cosa pubblica con i cittadini pronti a partecipare alle scelte, collaborazione alla gestione, reagire opportunamente ai momenti di difficoltà.
Purtroppo nella nostra isola queste premesse primarie non solo mancano ma sono in parte completamente rovesciate. Tempi e delusioni continue hanno portato molti a disinteressarsi della cosa pubblica, disincantati ci si è rifugiati nel privato, e in buona parte dei cittadini si è creato e diffusa una concezione della cosa pubblica intesa come qualche cosa da depredare e non tutelare, una visione delle regole come fastidi da eludere e non condizioni essenziali per una corretta e pacifica convivenza. Tutto ciò è stato determinato da una un insieme di circostanze contingenti ma sulle quali ha avuto un grosso ruolo una meschina concezione della politica che per lucrare voti ha alimentato bassi istinti e mediocrità, riducendo a valori nulli ciò che invece deve essere fondamenta solida di ogni collettività.
Serve a poco parlare di programmi se non si smantella l’apparato clientelare ed il sentimento diffuso tra i cittadini che le leggi sono ostacoli da superare con la furbizia, magari con il ricorso al padrino di turno.
Compito di un amministratore deve essere invece non solo quello di resistere alla pressione di una cittadinanza che chiede privilegi e non regole ,ma di svolgere un azione “pedagogica”di incoraggiamento di comportamenti legali e virtuosi, per convincerli che su questi si costruisce la fortuna di una collettività.
DOVERI da cui scaturiscono poi i DIRITTI, e fortune anche economiche
Condizione essenziale per voltare pagina è quindi quella di “riformare”amministratori e cittadini , cosa non facile visto che malgoverno e malamministrazione sono conseguenza della scarsa sensibilità civica dei cittadini, e dalla convinzione che il piccolo vantaggio individuale sia un beneficio effettivo e non preluda invece ad un maggiore danno collettivo. Si crea un rapporto miope di interdipendenza tra amministratore ed amministrato con il cittadino che chiede piccoli privilegi in deroga alle regole convinto di ottenere dei vantaggi ed amministratore che lo accontenta a fini elettorali entrambi non capiscono come così ci si danneggia entrambi: il primo risulta male amministrato il secondo di fatto ostaggio del primo alimenta solo il proprio narcisismo e desiderio di potere. Questa caratteristica non è “appannaggio” esclusivo di Procida ma si estende a tutto il meridione e a tutta l’italia, ma ciò non annulla le responsabilità di nessuno.
Come si può dunque fare questo lavoro di rieducazione ? E’ lavoro difficile ed a lungo termine che si basa su messaggi chiari e sull’esempio: ma bisogna cominciare.
Il nostro obiettivo per la prossima consiliatura non può essere che questo, e potremmo pensare di intervenire CONCRETAMENTE in poche questioni che sono però questioni chiave:
- Trasparenza: gia dalla campagna elettorale, senza tatticismi si faccia un discorso chiaro ai cittadini. Successivamente come amministratori ci si impegni a rendere pubblica, almeno per via telematica, ogni sua iniziativa con finalità, costi, logiche di scelta, finanziamenti, scelte di società appaltatrici, consulenti ecc; come oppositori ci si batta affinchè ciò avvenga.
- Lotta al clientelismo: gli interessi della comunità tutta prima degli interessi di privati, di categorie o di lobbies)
- Oculatezza e trasparenza nel bilancio: la cosa pubblica ci appartiene, sono soldi nostri che si spendono, (anche se arrivano dalla cee) sono risorse pubbliche appartengono cioè a tutti e non a nessuno e bisogna spenderli bene e per cose che funzionino !
- Amministratori della cosa pubblica e non di voti. Se ci sono persone capaci di coagulare consensi non necessariamente devono essere amministratori. Identificare i futuri assessori, cioè amministratori in base alla loro capacità di coagulare voti non necessariamente porta alla scelta di persone idonee per competenza e capacità; anzi può determinarsi e nel passato si è determinato che per gestire il parco voti si amministra malissimo. Le deleghe non sono feudi personali inviolabili alle scelte collettive condivise. Sarebbe il caso di prevedere amministratori esterni al consiglio comunale, di chiara e indiscussa personalità e professionalità, in modo da sottrarli alle pressioni ed ai ricatti degli elettori. Questo potrebbe sganciare gli amministratori da quello che noi definiamo il ricatto del voto, scoraggiare l’ intrapresa di carriere politiche su basi esclusivamente narcisistiche o speculative e dare al contempo un segnale inequivocabile di cambiamento.
Solo avendo fissato con chiarezza tali fondamenta essenziali si possono affrontare le linee programmatiche riguardo i problemi contingenti dell’isola. Bilancio (ed eventuale dissesto se necessario viste le condizioni economiche dell’ente , da annunciare a chiare lettere), rifiuti, traffico, abusivismo, portualita, trasporti ecc.
Appena per inciso si fa osservare che in un paese che funziona anche Il turismo , essenziale motore di sviluppo economico, riprenderà quota automaticamente.
I sottoscrittori si impegnano a sostenere chiunque sottoscriverà e si impegnerà ad applicare VERAMENTE nella prossima consiliatura a Procida i principi sopracitati.”
9 commenti a “Procida. Proposta di linee programmatiche di base per la prossima campagna elettorale e la prossima consiliatura”
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condivido molto questa proposta- se proposta si tratta- (CARTESIANA) – Io inviterei i relatori di farsi avanti e creare loro un movimento- in poche parole perchè questi sig. che propongono, non si pongono a capo di un movimento, anzichè delegare?
Chi non sottoscriverebbe questo documento d’intenti?
Io penso che tutti lo farebbero,si parla di onestà,di interessi generali sul particolare,di trasparenza, di rigore,etc.etc.etc.. Tutte belle parole.
Sono solo premesse, ma mancano “i fatti”, il progamma operativo, non si parla delle scelte che si devono fare.
Il porto della M. Grande, si deve vendere o no ,la quota,per sanare il bilancio?
Come il Comune intende partecipare alla gestione,anche parziale,del porto della M. Chiaiolella,che è fonte milionaria per 2 o 3 tasche,per lucrare risorse, ed INCREMENTARE L’OCCUPAZIONE che con gli attuali gestori è quasi ridotta a zero?
Perchè non si aumentano gli specchi d’acqua a favore dei procidani,che hanno negato il libero accesso al mare.
Vivara,perchè il Comune non se lo affitta ,magari con la provincia, e non ne fa un POLO D’ATTRATTIVA MONDIALE,. Ci sarebbero grandi entrate e un incremento notevolissimo di TURISMO ECOLOGIO?
E’ a queste pochissime domande che ho fatto, e alle “TANTISSIME” che restano da farsi. che BISOGNA DARE RISPOSTA
I buoni intenti sono buoni,ma non basta, ci vuole la “CONCRETEZZA” e i “PROGETTI”
Ancora una volta trovo il parere di Michele ben bilanciato, … perché anziché proporre non si … pongono???
A me pare che gli scriventi sono come quelli che dicono tutto e niente, tutto perché dicono le cose che diciamo sempre tutti … trasparenza, lotta al clientelismo, ecc. ecc., niente perché dicono proprio un bel niente.
Non manca il solito riprovevole attacco a tutta la comunità, solo che stavolta è esposto con più melliflue parole, ma che in sintesi dicono che … i procidani sono un popolo… di accattoni, qualunquisti, cinici, ignoranti, sudditi ecc. ecc. che và urgentemente educato e rieducato.
Beh, allora mi chiedo … chi sono gli insegnanti?
Con tutto il rispetto parlando, trovo questo documento d’intenti solo un po’ (per non dire troppo) condito di narcisismo ed anche molto carente nell’esposizione dell’analisi circa il mancato interesse di molti per la cosa pubblica, … certamente un mediocre professore di antropologia culturale assegnerebbe agli scriventi un bel zero meno meno…
E oggi siamo ancora su Il Mattino
http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=70786&sez=NAPOLI
Altro che zero meno meno…bocciati e basta!
Grazie Davide avevo avuto segnalazione dell’articolo. Lo postiamo proprio oggi. A presto. Ciao
Ho letto con interesse questo spunto di riflessione lanciato da Franco e Peppino.
Concordo con la prima parte: bisogna darsi da fare per far comprendere il valore delle regole che tutelano l’intera comunità. Tutte le cose pubbliche devono essere sentite come proprie dai cittadini; solo così possiamo vivere più dignitosamente e serenamente la nostra realtà.
La seconda parte invece non la condivido nè in teoria nè in pratica. Mi riferisco a un’idea che sento circolare con sempre maggiore insistenza: il ricorso a tecnici esterni per amministrare l’isola.
1) Mi si inizia ad accapponare la pelle nel sentire una serie di termini: “tecnici”, “esperti”, “esterni”, “azienda”, “manager”, “metodo”. Secondo me fanno parte del vocabolario della destra aziendalista; io a questi preferisco “politica” e “cittadinanza”. Preferisco un assessore politico che deve rendere conto alla sua gente, che viene fermato tutti i giorni dai suoi concittadini ai quali ha promesso un’isola più vivibile e che dopo 5 anni verifichi col consenso se ha lavorato bene oppure no.
2) Noi procidani siamo esterofili. Basta che uno non sia procidano che gli ascriviamo le migliori virtù. Ma un tecnico non procidano quanto ne sa della soluzione dei nostri problemi? E’ un approccio semplicistico pensare che qualcuno arriva e rapidamente risolve questioni che si trascinano da anni. I problemi sono complessi e meritano scelte: queste vanno fatte con la profonda conoscenza delle situazioni e con grande coraggio. Questi elementi si possono trovare anche tra i procidani.
3) Chi dice che assessori esterni mettano al riparo dalle clientele? Questi possono essere il tramite (per conto dei consiglieri) di pratiche clientelari perchè sono esterni e non devono rendere conto a nessuno. Possono fare clientele perchè interessati a proporsi in politica.
4) Nelle condizioni attuali già in Sindaco è un podestà. Se poi gli diciamo che gli assessori se li sceglie in completa autonomia, secondo i suoi gusti e non seguendo i criteri della politica, siamo fritti. Ma non stavamo reclamando maggiore democrazia e partecipazione?
5) I condizionamenti clietelari possono agire anche sui consiglieri che non sono assessori, e con maggiore fortuna. I consiglieri non assessori hanno un rapporto separato con la gestione, quindi sono poco coinvolti nell’azione dell’Amministrazione. Se una lobby (danneggiata dall’Amministrazione) vuole farsi difendere da loro, facilmente potrà trovarne 4 che fanno cadere il Sindaco. Tanto in gioco non ci sono loro direttamente.
6) Noi meridionali dobbiamo smetterla di pretendere la soluzione dei problemi dall’”esterno”. Qui va affermata la cultura della RESPONSABILITA’, dobbiamo caricarcene e renderne conto. I cittadini che si candidano ad amministrare hanno il diritto/dovere di esercitare il potere sulla base del mandato che hanno ricevuto. I cittadini li votano perchè si fidano di loro e non di “esterni” . Dopo un certo numero di anni i consiglieri assessori devono essere giudicati per quello che hanno fatto ed eventualmente mandati a casa da democratiche elezioni.
7) Per sconfiggere il clientelismo si devono fare due cose: 1) formare una classe dirigente che sia capace di non approfittare del potere perchè lo deve gestire a vantaggio di tutta la comunità. Si ha maggiore consenso se si è buoni amministratori, il voto clietelare è una scorciatoia di corto respiro. 2) agire sulla cittadinanza che non pretenda un precario posto di lavoro da 1000 euro alla SEPA/SAP, ma condizioni migliori dell’isola dove poter investire e inventarsi in proprio un lavoro autonomo che sia molto più remunerativo.
Sono stato lungo, ma l’argomento merita un convegno.
grazie per i dieci comandamamenti,ci mancavano….
Se non sbaglio nel documento si proponevano assessori esterni, ma esterni \ estranei ai consiglieri comunali eletti, quindi tecnici procidani.
Tuttavia non vedo nella “procidanità” tutte queste virtù di conoscenza per risolvere i problemi…basta un cervello ben formato e pensante, fino ad oggi non mi sembra brillante l’operato degli indigeni .
Sono d’accordo con Peppino e Franco, oltre ai cittadini meritevoli che si propongono al governo del paese ci sono “i famosi – i deliziatori delle folle”, i quali sono campioni nel raccogliere voti; questi però, una volta raggiunti i posti di responsabilità, creano solo “mediocrità” perchè erano bravissimi a fare altro ma si sono ritrovati in un ambiente poco adatto.
Certamente spetta al Sindaco scegliere tra chi è stato eletto per i suoi meriti e chi è stato eletto per semplice fotogenia o simpatia collettiva…a questi ultimi è preferibile sostituire persone qualificate, sconosciute all’elettorato ma garanzia di serietà e professionalità.
Proseguiamo i commenti riportando dal Blog procidaniuse.com di Peppino Capobianchi autore del testo di questo documento, insieme a Franco Cerase; il post che riprende questo dibattito:
Una serie di sventure grandi e piccole mi ha tenuto lontano dal web per cui solo ieri mi sono accorto che l’amico Taliercio ha pubblicato su Procida.blogolandia lo scritto che insieme a Franco Cerase avevo stilato come ennesimo tentativo di fare chiarezza sui principi che dovrebbero ispirare la formazione di una lista trasversale altenativa per le prossime amministrative a Procida.
Evidentemente non riporto tutti i commenti lasciati sul blog amico anche perchè a molti dovrei rispondere sempre le stesse cose. Mi interessa invece rispondere a Dino Ambrosino che da sempre è molto attento e mette a fuoco un punto centrale della discussione che si sta sviluppando nell’ambito della area della possibile alternativa. Mi riferisco alla contrapposizione (a mio avviso solo apparente) fra i sostenitori della egemonia della politica e quella del metodo nell’amministrazione della cosa pubblica.
Questa discussione ha due valenze
* una positiva perchè è la dimostrazione che è in atto una ricerca su un nuovo modello di amministrazione e di amministratore
* una negativa perchè nella polemica tra le innumerevoli diverse impostazioni si perde tempo ed energie essenziali
sarebbe perciò interessante cercare di chiarire i contorni del problema e se possibile addivenire ad una mediazione fra le diverse posizioni. Cerco di fare ciò partendo dalle obiezioni di Dino.
Non ho mai pensato che si possa amministrare senza fare scelte politiche riferendosi ad un qualsiasi metodo o affidandosi a tecnici esterni. Si tratta di stabilire a che livello devono avvenire le scelte politiche e se è possibile, come avviene d’altronde nell’esercizio del governo del nostro paese, separare il momento politico (potere legislativo) dal momento tecnico-amministrativo (potere esecutivo). Non sono affatto convinto che l’aziendalismo alla Berlusconi abbia portato a grossi risultati e anche nell’ambito della sinistra affidare a un tecnico di indubbio valore come Ganapini lo spinoso problema dei rifiuti in Campania non ci ha portato molto lontano. Certamente se si pensa al consiglio comunale (nel nostro caso) come ad un insieme organico di soggetti politici che condividono un disegno globale e di quello rispondono agli elettori penso che si possa tranquillamente affidare la gestione “giornaliera” ad un manager esterno che, senza il ricatto del voto e sul binario dettato dal consiglio comunale, opererà per il meglio dell’azienda Comune, pena il sollevamento dall’incarico. Attenzione: io sto parlando di un consiglio comunale che sia un insieme organico che si muova e decida cioè le linee generali dell’andamento amministrativo. Ad esempio decida se viene prima la qualità della vita o lo sviluppo economico, se conta di più la salvaguardia dell’ambiente o il PIL. Queste sono le vere scelte politiche e vanno fatte in ambito collettivo da TUTTI i membri della maggioranza e di queste i singoli consiglieri dovranno poi rispondere ai cittadini.
D’altronde questa soluzione intermedia mi viene dettata non solo dalla preoccupazione del ricatto del voto a cui sono sottoposti i politici quando sono anche amministratori ma anche dalla convinzione (e ne abbiamo un esempio lampante in questo momento) che le persone che riescono ad ottenere più voti non sono necessariamente quelle più brave ad amministrare e che la gestione dei consensi e tutt’altra cosa rispetto alla gestione della cosa pubblica.
E’ difficile amministrare imparzialmente quando si è preoccupati di perdere consensi e qualcuno ricorderà la storia dei tre pasticcieri che più volte l’amico Tommaso Strudel ha raccontato in consiglio comunale. D’altronde separare la gestione politica (le scelte a medio e lungo termine) dalla gestione giornaliera è una pratica che viene da più parti consigliata e in molti sostengono che il sindaco con la porta aperta a tutti sia una misura di falsa democrazia che di fatto toglie al primo cittadino le energie e quella veduta d’insieme che gli sarebbero indispensabili per una serena guida amministrativa.
Vi chiedo scusa per essermi dilungato ma l’argomento mi sta particolarmente a cuore e spero che a breve ci si possa vedere attorno a un tavolo per fugare ogni possibile equivoco sull’argomento e trovare insieme una giusta mediazione.”
fonte: http://procidaniuse.wordpress.com/2009/08/30/amministratori-amministratori/#more-1848