Neda Soltan: in Iran si muore per il proprio voto
Giovedì, 25 Giugno 2009
Sono un blogger, prima di tutto sono un blogger e non posso non notare quello che sta accadendo in Iran e che, grazie ad Internet, rende tutti noi partecipi.
Arrivo lungo, lo so, ma fino adesso ho sperato che quello che stava accadendo in quel Paese fosse un fuoco di paglia, una cosa che si sarebbe spenta ed esaurita… quasi in silenzio; ma non è così, e parte di quello che credo sia mio dovere è informare di quello che avviene, quello che tutti sappiamo, ma che quasi nessuno percepisce per intero.
Ci sono posti nel mondo, oggi, in cui si muore per il proprio voto.
Neda Soltan è il simbolo, il baluardo, la “presenza scenica” che dimostra come nel 2009 la vita non valga niente di fronte ai diritti alla quale essa stessa aspira.
Il video è passato e ripassato lo so, ma questo è intero ed è, per sua stessa natura, violento: tutti dobbiamo sapere cosa succede in quella parte del mondo. Tutti.
5 commenti a “Neda Soltan: in Iran si muore per il proprio voto”
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A 16 anni non si vota cog….e!
Ottima, interessante, brillante ed immancabile precisazione senza la quale questa informazione -che a 16 anni non si vota- sarebbe rimasta per sempre nell’oblio.
E adesso Einstein ci dici anche cosa avresti voluto dire o dimostrare?
“cog….e” sta per “cogitone”?
1vero filosofo nessundorma…….1applauso…complimenti! Mi sa, invece, ke a te farebbe davvero bene na bbèlla jurnàt e suònn…
CRAO BLOGGER,
TU SEI IN ERRORE.
non è per il diritto al voto che si muore oggi in Iran.
E’ per il diritto a vivere la prorpia vita
sono trent’anni (30!!!) che in iran c’è un regime dittatoriale di tipo integralista islamico, la gente è stufa.
stufa di torture, impiccagioni in piazza, lapidazioni pubbliche, sopprusi
violenza, assolutismo.
I giornalisti oggi non riescono a lavorare, io mi sento stupido a scrivere su un blog quello che penso, ma credo che un pensiero debba andare a tutte quelle ‘Neda’ maschi e donne che sono stati uccisi lontano dall’obbiettivo di una telecamera in grado di portarne il ricordo in Europa.
pensa che oggi c’è l’esercito a impedirti di andare a trovare i feriti in ospedale, se ci vai prendono anche te. stessa situazione fuori dalle ambasciate, dove qualcuno poteva sperare di rifugiarsi.
PENSA a chi sceglie di scendere in strada con un casco contro chi è armato di manganello lacrimogeni e equipagiamenti da guerra.
PENSA CHE C’E’ CHI E’ DISPOSTO A PERDERE LA VITA PUR DI ESIGERE LA LIBERTA’ PER CHI RESTERA’ VIVO.
La gente scende in strada al grido di ahsadi (=LIBERTA’), i loro corpi morti vengono sottratti all’affetto dei cari; perchè i telegiornali europei non possano far arrivare i dati effettivi. in tre giorni i morti erano piu di 90, tutti studenti.
So solo una cosa, mia zia vive a Teheran con un pupo di appena un anno.
dov’è la democrazia che il nostro governo riconosce? personalmente, da italiano, mi vergogno che ahmadinejad sia stato invitato a partecipare al g8 in italia. e l’oppositore non è diverso da lui.
CONTRO I DITTATORI PER
LA LAICITA’ DELLO STATO,
UGUAGLIANZA FRATERNITA’ E LIBERTA’
SOSTENIAMO IL POPOLO IRANIANO
@arash: grazie per la tua calda e partecipata annotazione, ma ti devo correggere su alcuni punti.
A- chi ha scritto il pezzo NON è in errore, secondo quanto da te stesso riportato, ma al limite ha sostenuto un numero inferiore di tesi.
Potremmo dire quindi che in Iran si muore ANCHE per il diritto ad un voto giusto.
B- quando dici “sono trent’anni (30!!!) che in iran c’è un regime dittatoriale di tipo integralista islamico” sbagli tu visto che a capo dello Stato vi è il Presidente, eletto a maggioranza assoluta con suffragio universale. Il suo mandato ha durata quadriennale e vigila sul buon andamento del potere esecutivo. Il presidente è stato eletto regolarmente ogni 4 anni a partire dal 1985.
Ripeto, possiamo dire quello che si vuole, e ci mancherebbe altro, ma il fatto è che in Iran si vota regolarmente ma questa volta non è stato come quelle precedenti… se l’Iran non fosse una democrazia (o pseudo tale) gli americani ci sarebbero andati già da tempo per esportare la loro di democrazia, come hanno fatto in altri posti.